Cannabis, aumenta il consumo fra i giovani sotto i 20 anni

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Il rapporto 2013 sullo stato delle tossicodipendenze in Italia, stilato dal dipartimento delle politiche antidroga, parla chiaro: i ragazzi tra i 15 e i 19 anni consumano sempre più cannabis.

Sono stati esaminati e intervistati circa 45000 studenti, dai 15 ai 20 anni, e il risultato che è emerso dalla ricerca è preoccupante: il 21,43% ha dichiarato di aver fatto uso di cannabis almeno una volta negli ultimi dodici mesi, due punti percentuali in più rispetto ai dati del 2012. E’ solo questa però la fascia di età dove si è verificato l’aumento nei consumi: sulla scala della popolazione nazionale, dai 15 ai 64 anni, il consumo di cannabis e droghe pesanti, come cocaina e eroina, è fortunatamente diminuito. Secondo Giovanni Serpelloni, capo del DPA, Dipartimento Politiche Antidroga, la causa dell’aumento del consumo di cannabis da parte dei giovanissimi è da attribuire alla loro diminuita percezione del pericolo che può comportare il consumo di droghe.

In tutto ciò le famiglie continuano ad avere un ruolo importante e fondamentale. Dice Serpelloni: Se il ragazzo non percepisce la disapprovazione dei familiari nei confronti del consumo di droga leggera sarà più tentato a consumarne. Per cui i genitori non dovrebbero mai abbassare la guardia e ricordare sempre i rischi che una simile attività può avere su una mente giovane ancora in formazione, com’è quella degli adolescenti, e non sottovalutarli. E continua: I rischi sono molti e spesso sconosciuti dai giovani: si parla di “sindromi demotivazionali, slatentizzazione di psicosi, effetti sul coordinamento psicomotorio con probabilità maggiore di incidenti stradali. La prima causa di morte tra i 15 e i 19 anni deriva proprio dall’uso di droghe e alcol e dagli incidenti stradali correlati. La prevenzione diventa uno degli obiettivi primari.

E’ dunque la prevenzione l’unica chiave per arginare il problema. Ma c’è dell’altro: è ormai certo che la cannabis attualmente in circolazione sia molto più nociva rispetto a quella del passato perché il principio attivo delle piante geneticamente modificate – il thc – ha raggiunto una percentuale del 46%. Appare quindi evidente come la collaborazione delle istituzioni, delle scuole e delle famiglie in un simile, drammatico scenario sia sempre più urgente e necessaria.

 

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