Abbronzatura sicura: scoperta la molecola della scottatura

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Dall’Università di Duke la scoperta di una molecola responsabile della scottatura: i ricercatori l’hanno “spenta” tramite farmaco

Gli italiani amano il mare e soprattutto il sole. Con l’ondata di caldo che ha travolto la penisola da nord a sud, tutti i lidi sono stati presi d’assalto. Chi ama la tintarella ha già iniziato i bagni di sole molto tempo fa: si fa di tutto pur di avere un incarnato dorato, che ci faccia risplendere sotto gli accesi vestiti estivi. Pericolo di ogni estate e di ogni amante dell’abbronzatura sono le scottature: il sole non è affatto amico della pelle e chi si espone nelle fasce centrali della giornata può incorrere in spiacevoli sorprese. Quale modo peggiore per rovinare un’estate se non la scottatura?

Una molecola responsabile della scottatura

L’Università di Duke ha scoperto la molecola che causa la scottatura: la ricerca, che è stata pubblicata sulla rivista Pnas,ha portato ad individuare la particella Trpv4, responsabile delle dolorose conseguenze della scottatura. La voglia di avere un colorito diverso dal solito bianco pallido tanto di moda durante il periodo invernale ci porta ad estremizzare il nostro contatto con il sole. Non solo esposizione nelle ore più calde, dalle 12 alle 16 del pomeriggio, ma anche mancanza di adeguata protezione solare o, ancor peggio, uso improprio di oli abbronzanti che scottano la nostra pelle.

I ricercati sono riusciti non solo ad individuare la molecola, ma anche a “spegnerla” attraverso un farmaco sperimentato sui topi. In questo modo le spiacevoli conseguenze della scottatura sono state attenuate e i danni sono stati riportati entro confini sicuri. Oltre che ad assicurarci bagni solari più sicuri e più piacevoli, i farmaci che potrebbero nascere da questa scoperta andrebbero a costituire anche delle potenziali cure per i tumori della pelle.

Chi ha provato una scottatura sa perfettamente che le sue conseguenze possono essere nefaste. La scottatura altro non è, in effetti, che un segnale che il nostro corpo ci invia in automatico suggerendoci, tramite il rossore accentuato e la sensazione di bruciore, di non prolungare oltre la nostra esposizione.

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