Stefano Rodotà: perché sarebbe il miglior Presidente possibile

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Dalle selezioni online del M5S è apparso, tra gli altri, un nome che sarebbe gradito a molti, ma che viene osteggiato proprio dalla casta, alla quale si è rifiutato di appartenere anni fa.

Stefano Rodotà

Stefano Rodotà è entrato la prima volta in Parlamento con i Radicali negli anni settanta, è stato indipendente nel PCI e presidente del PDS, eppure è uscito dalla politica sbattendo la porta, disgustato dalle manovre della Casta

Stefano Rodotà è un politico, con una lunga esperienza istituzionale, eppure è sempre stato esterno alla nomenclatura e alle manovre dei palazzi romani, tanto che quando nel 1192 i DS gli preferirono l’attuale Presidente della Repubblica nella scelta del Presidente della Camera dei Deputati, maturò la decisione di lasciare la politica attiva, in aperta polemica con una scelta che preferiva già allora uomini della classe dirigente del partito ai volti nuovi.

Il suo curriculum è esemplare: egli oltre ad essere professore emerito di diritto civile alla Sapienza di Roma, ha alle spalle una carriera politica composita che vi riepiloghiamo riprendendo la pagina di wikipedia che tratta la sua persona:

Dopo essere stato iscritto al Partito radicale di Mario Pannunzio, Stefano Rodotà rifiuta nel 1976 e nel 1979 la candidatura nel Partito Radicale di Marco Pannella. E’ eletto deputato nel 1979 come indipendente nelle liste del Partito Comunista Italiano, diventando membro della Commissione Affari Costituzionali. Nel 1983 viene rieletto, e diventa presidente del Gruppo Parlamentare della Sinistra Indipendente.

Deputato per la terza volta nel 1987, viene confermato nella commissione Affari Costituzionali e fa parte della prima Commissione bicamerale per le riforme istituzionali. Nel 1989 è nominato Ministro della Giustizia nel governo ombra creato dal PCI di Occhetto, e successivamente aderisce al Partito Democratico della Sinistra, del quale sarà il primo Presidente.

Nell’aprile del 1992 torna alla Camera dei deputati tra le file del PDS, viene eletto Vice Presidente della Camera dei deputati e fa parte della nuova Commissione Bicamerale.

Nel maggio del 1992 presiede in sostituzione di Oscar Luigi Scalfaro l’ultima seduta del Parlamento convocato per l’elezione del capo dello Stato. Scalfaro, Presidente della Camera e candidato al Quirinale, in quell’occasione aveva preferito lasciare a Rodotà la presidenza, in vista della sua elezione. Al termine della legislatura, durata solo due anni, Rodotà decide però di non ricandidarsi, preferendo tornare all’insegnamento universitario. Dal 1983 al 1994 è stato membro dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa. Nel 1989 è stato eletto al Parlamento europeo.

Dal 1997 al 2005 Stefano Rodotà è stato il primo Presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali, mentre dal 1998 al 2002 ha presieduto il Gruppo di coordinamento dei Garanti per il diritto alla riservatezza dell’Unione Europea. È stato componente del Gruppo europeo per l’etica delle scienze e delle nuove tecnologie. È tra gli autori della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione europea. È stato Presidente della Fondazione Lisli e Lelio Basso. È presidente della Commissione scientifica dell’Agenzia per i Diritti Fondamentali dell’Unione europea. Dirige dal 2008 il Festival del diritto di Piacenza.

Nel 2009 l’Electronic Privacy Information Center di Washington gli ha conferito l’International Privacy Champion Award.

Il 29 novembre 2010 ha presentato all’Internet Governance Forum una proposta per portare in commissione Affari Costituzionali l’adozione dell’articolo 21bis. L’articolo in questione è il seguente: “Tutti hanno eguale diritto di accedere alla Rete Internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale”.

Va da sé che la caratura del personaggio non è in discussione, ma non è esclusivamente questo che fa di Stefano Rodotà il candidato ideale in questo particolare momento storico per il nostro Paese.

La sua eventuale elezione porrebbe le basi di un governo di scopo, con la collaborazione di tutte le forze sane del Parlamento, atto a portare a termine tutti quei cambiamenti strutturali possibili e necessari per il Paese, probailmente si uscirebbe da questa infelice fase di stallo e ci sarebbero i presupposti per avere finalmente la possibilità di effettuare una forte scrematura dell’attuale classe politica, attraverso la selezione di un governo veramente operativo che creerebbe con la sua operosità positiva uno spartiacque tra i politici che lavorano per il paese ed i parassiti che bivaccano nelle Istituzioni della Repubblica.
Inoltre, last but not least, egli è senza ombra di dubbio il costituzionalista italiano che ha dedicato più impegno (teorico e pratico) per lo studio dei nuovi problemi giuridici e politici legati all’avvento della società della Rete e sicuramente impedirebbe ogni tipo di legge liberticida sull’utilizzo della Rete.

Che il MoVimento 5 Stelle ed il Partito Democratico non si lascino sfuggire questa occasione per fare insieme del bene al paese, eleggendo Stefano Rodotà a nuovo Presidente della Repubblica.

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