F35: oggi il voto su mozione M5S e SEL. Pressing della Rete sul PD

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L’Italia non vuole spendere altri soldi sui cacciabombardieri F35. Come recita l’articolo 11 della nostra Costituzione “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

Con questo spirito ha preso corpo da settimane una forte iniziativa da parte dei gruppi parlamentari di opposizione del MoVimento 5 Stelle e di SEL per chiedere di sospendere e cancellare il previsto acquisto da parte del Governo Italiano di 90 cacciabombardieri (in origine dovevano essere 131) del tipo Lockheed Martin F-35 Lightning II, noti al grande pubblico con la sigla F35.

L’acquisto di tali velivoli, tra l’altro al centro di aspre polemiche per la propria efficienza (tanto da meritarsi il nomignolo poco entusiasmante di “Fiasco 35”), costerebbe al nostro paese circa 53 miliardi di euro. Una cifra, in tempi come quelli attuali, assolutamente impressionante, soprattutto considerando gli innumerevoli possibili usi alternativi di tali somme.

In un duro comunicato stampa i deputati del MoVimento 5 Stelle scrivono: “Nel 2026 saremo fieri possessori di 90 aerei malfunzionanti per un ammontare di 53 miliardi manutenzione inclusa. Mentre per scuole e cultura non si trovano 8 miliardi”.

Mozione M5S e SEL contro l’acquisto dei cacciabombardieri F35: il testo

La mozione di M5S e SEL, firmata anche da due esponenti di Scelta Civica e alcuni dissidenti del PD intende impegnare il Governo:

a cancellare la partecipazione italiana al programma di realizzazione dell’aereo Joint Strike Fighter-F35;

a procedere in tempi rapidi ad un’attenta ridefinizione del modello di difesa italiano sulla base del dettato costituzionale e della politica estera italiana, affermando un ruolo centrale per la politica europea e sostenendo il ruolo di peacekeeping per le Forze armate;

a subordinare qualsiasi decisione sui sistemi d’arma da acquisire alla definizione del modello di difesa;

ad attivare meccanismi che favoriscano la riconversione dell’industria legata alla produzione delle armi, al fine di salvaguardare i posti di lavoro che verrebbero a mancare per la sospensione di alcuni programmi di nuovi sistemi d’arma;

ad attivarsi presso la Nato e gli Stati Uniti per chiedere un’immediata rimozione di qualsiasi ordigno nucleare presente sul territorio italiano;

a destinare le somme così risparmiate ad un programma straordinario di investimenti pubblici riguardanti piccole opere e finalizzato, ad esempio, alla messa in sicurezza degli edifici scolastici, alla tutela del territorio nazionale dal rischio idro-geologico e alla realizzazione di un piano pluriennale per l’apertura di asili nido.

I difensori del progetto F35 (centrodestra, Scelta Civica, buona parte del PD) rimarcano la possibilità, attraverso la costruzione di alcuni del velivoli nei cantieri italiani di Finmeccanica, di creare 2.000 posti di lavoro. Certo, l’occupazione è importante, ma ripartendo i costi del progetto ogni posto di lavoro avrebbe un “peso” per le casse italiane assolutamente sproporzionato, certamente non paragonabile a quello di posti di lavoro senza compiti militari come, ad esempio, per la messa a norma antisismica delle abitazioni, l’efficientamento energetico, la difesa preventiva dei territori dai disastri idrogeologici, l’apertura di nuovi asili.

Nella seduta di oggi, 25 giugno 2013, verranno discusse due mozioni sul programma di acquisto dei cacciabombardieri F35 (vedi testi delle mozioni in discussione oggi alla Camera). Oltre alla mozione di M5S e SEL verrà discussa anche una mozione di Fratelli d’Italia, con primi firmatari Giorgia Meloni e Ignazio La Russa, di segno diametralmente opposto, in cui si chiede al Governo di confermare il programma di acquisto dei cacciabombardieri.

Da ore sulla Rete intanto è pressing sui molti deputati del Partito Democratico tentati di votare, pur contro le indicazioni del Governo e della maggioranza, in favore della mozione di MoVimento 5 Stelle e vendoliani.

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