La Chiusura di Cinecittà: le proteste dei lavoratori e dei divi del cinema per difendere gli studios italiani

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E’ da un po’ che si vociferava della chiusura del centro principale della Cinematografia in Italia, sede di numerosi film che hanno fatto la storia del cinema internazionale ed italiano. Dai classici del Neorealismo di Fellini con Roma e La Dolce Vita, di Bellissima di Luchino Visconti, e Ladri di Biciclette, per passare ai film di Francis Ford Coppola e di Martin Scorsese, di cui possiamo ancora ammirare agli interni degli Studios le scenografie. Per non parlare dei grandi artisti e tecnici del cinema hanno varcato quella soglia. Ma questo simbolo del cinema italiano non è sfuggito alla crisi. Non solo quella economica ma anche culturale. Dall’inizio dei tempi d’oro di Cinecittà fino ad ora l’utilizzo dei suoi studi e teatri è stato sempre meno frequente. E’ difficile definire le cause. C’è che afferma l’eccesso dei costi, altri i lunghi iter della burocrazia. Ma c’è da sottolineare un aspetto che ha messo in ginocchio tutto il settore artistico in Italia: la mancanza di fondi. Troppi pochi investitori, poche risorse vengono impiegate nella cultura ed il cinema è il primo che ad esserne colpito, vista la richiesta di molte risorse finanziarie e la tendenza tutta italiana di dare poca importanza alla cultura. A questo occorre aggiungere il deficit finanziario dello stabilimento che non riesce a sanare i conti da molto tempo. Tutto questo ha portato ad un utilizzo minore e ad una svalutazione delle risorse di qualità presenti negli Studios, tanto che, per ricercare fondi, tutta la struttura è stata allestita a partire dall’anno scorso una mostra a tema dove si mostravano i reperti dei film più celebri girati a Cinecittà, comprese le scenografie, i costumi e delle proiezioni che spiegavano il lavoro di montaggio dietro ogni pellicola. Mostra che ha generato un fortissimo interesse di pubblico e la direzione di Cinecittà ha protratto la mostra per più di un anno. Ma non è bastato a salvare tutta la struttura organizzativa. Neppure le sedi delle scuole vicine che collaborano con le strutture cinematografiche, sono bastate per convincere a tenere in piedi la struttura. In seguito alla decisione di chiudere la struttura dal 10 luglio scorso gli stessi lavoratori hanno occupato gli edifici e proclamato lo sciopero della fame, annunciando che se non verrà fatta chiarezza sul futuro dello stabilimento e sulle loro situazioni lavorative non cesseranno con le proteste. In aggiunta a questo si raccolgono dall’inizio delle proteste le firme per impedire la chiusura ed i recente sono stati organizzati alcuni spettacoli nella zona per raccogliere i fondi per i lavoratori. Ma l’azione, a detta di molti, deve essere più incisiva. Si richiede l’intervento del Ministero dei Beni Culturali, che detiene il 20 % delle azioni di Cinecittà e del Ministero dell’Economia che detiene il 100% dei diritti di proprietà delle strutture citate. Soprattutto si cerca d’impedire il noleggio e lo smembramento delle strutture e dei teatri ai soggetti esterni, che utilizzerebbero lo stabilimento solo per scopi non inerenti al cinema, ma come sedi di attività commerciali. Uniti ai lavoratori anche artisti del cinema amanti ed usufruttuari di Cinecittà si sono uniti in un appello alle autorità per fermare la chiusura e proporre soluzioni. Lo stesso regista romano Verdone ribadisce l’importanza di unirsi e di investire in essa utilizzandola come piattaforma per i loro film senza andare da altre posti ad investire. Anche il regista Dario Argento ribadisce su questo concetto preoccupandosi per tutti i lavoratori quali tecnici, cameramen, sceneggiatori, registi che onorano da anni con qualità e professionalità il simbolo del cinema italiano. Molti appelli dei lavoratori sono stato trasmesso su youtube e da mesi ha riscosso il successo dell’opinione pubblica.
Viene da chiedersi, in seguito alla possibilità reale di chiudere Cinecittà, quale sarà il futuro del cinema in Italia. Altre sedi e produzioni distaccate esistono e sono attive in tutto il territorio, ma si perderebbe non solo un ricordo caro del passato ma un’opportunità per il futuro, per far ripartire questo settore italiano tanto amato all’estero ma tanto martoriato in Italia. E questo fatto non è altro che l’ennesimo esempio della lenta decaduta della cultura in Italia, nonostante la presenza di molte persone e tecnici qualificati che ogni giorno la portano avanti con passione. Dopo il taglio ai fondi, la città di Pompei anche Cinecittà è diventa il simbolo di una cultura che soffre e che deve rinascere.

Articolo a Cura di Laura Santelli.

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