Bella ciao – Canto della resistenza…per un 25 Aprile

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Bella ciao e Fischia il Vento. Dalla Russia con…ardore.

Bella Ciao, canto di un risveglio…mattutino

I miei risvegli radiofonici mattutini hanno ben poco delle matinées musicali.

Sono ben poco soft…e di soffice c’è solo la schiuma del cappuccino mentre faccio colazione con France-Info che mi spara notizie a raffica ma con il pregio di ripetermele spesso, cosicché se perdo il filo o non capto tutto ho sempre la possibilità di rifarmi in tempi brevi.

La musica non fa parte del programma di questa radio.

Niente a che vedere con la frequenza di Radio Nostalgie.

Se France-info trasmette music, come minimo è segno che uno sciopero è in corso.

È vero però che ogni tanto fa qualche eccezione e include un po’ di musica in qualche special a mo’ di sfondo sonoro ma solo ed unicamente come supporto all’argomento in onda.

Sentire risuonare le note di Bella Ciao, udirne le parole dalla voce di Yves Montand mi aveva non poco sorpreso quella mattina di mezza estate dello scorso anno, senza riuscire a immaginare dove volessero andare a parare.

Bella Ciao era pure seguita in un secondo adattamento sonoro, molto più lento perfino lugubre, oserei quasi aggiungere, dell’Armata Russa.

Poi ancora musica e le note del Casatchock, nella versione francese della israeliana Rika Zaraï, (quella italiana di Dori Ghezzi, me la avevano risparmiata).

Sempre più incuriosita avevo continuato ad ascoltare  ed ero così rimasta con l’orecchio incollato alla radio per seguire il racconto che ora riprendo per ricordare questo 25 Aprile, 67° anniversario della fine della guerra.

Un racconto di canzoni partigiane tutte arrivate dall’est.

Ebbene sì, Fischia il vento e Bella Ciao, canzoni partigiane hanno una lunga e variopinta storia che origina a Oriente.

La canzone della resistenza al tempo del conflitto bellico era Fischia il vento, canto dei partigiani

Fischia il vento e infuria la bufera,
scarpe rotte e pur bisogna andar
a conquistare la rossa primavera
dove sorge il sol dell’avvenir
(Testo: Felice Cascione Musica: sul tema russo “Katiuscia Anno: 1944)

e nasceva proprio dalla Katioucha, russa .

Canto, quest’ultimo, dalle gran belle parole che narra la storia della bella Katioucha che scende al fiume di buon mattino per consegnare una lettera a un aquila che dovrà portarla al suo benamato, lontano dalla patria a combattere per la libertà.

Ed è ben a questa canzone che la “bomba dell’epoca” deve il nome di “Katioucha”.

Familiarmente chiamata Katjuša nell’Armata Rossa, dal titolo della vecchia canzone popolare, e Organo di Stalin, dai soldati tedeschi,per la “musica”prodotta dai razzi alla partenza, mi raccontano alla radio, e io attenta, pur se questo lo sapevo già, seguo l’ordigno lanciarazzi(perché è ben di questo che si trattava, e non di una bomba) e penso alla sua duplice musicalità.

Fischia il vento, frusciava alla macchia con nuove parole, non certo parole d’amore.

Canto di riferimento dei partigiani rossi( anche se non tutti i partigiani erano di questo colore) e anche se con gli anni la rossa primavera, il sol dell’avvenir e la bandiera rossa avrebbero finito per diventati un po’ troppo di tendenza.

Bella ciao traeva invece le sue origini in Emilia sull’Appennino bolognese, si racconta, forse per similitudine con Felice Cascione, che fosse stata composta da un anonimo medico partigiano, ma presumibilmente non fu mai cantata durante la guerra partigiana.

La popolarità di Bella Ciao iniziò nel dopo guerra, e crebbe, crebbe, e forse più politicamente corretta, o comunque meno colorata finì per prendere il sopravvento sulle note da Armata Rossa e sfido a trovare un qualsiasi ragazzino del primo o secondo dopoguerra che non ne conoscesse le parole.

Bella Ciao ha comunque continuato a far parlare di sé, anche recentemente.

Inserita in un primo tempo tra le canzoni che a Sanremo 2011 avrebbero dovuto celebrare il 150esimo della Repubblica Italiana, senza peraltro poi farne parte, ed esclusa per polemiche.

Ma non è tanto di questo che mi parla il programma radiofonico francese, quanto piuttosto di quelle che sembrano le sue vere origini musicali.

Canto partigiano, canto popolare, voce delle mondine nelle risaie della piana del Po, aria erroneamente considerata di origine italiana…deve la sua nascita molto più a Oriente.

Proverrebbe da Odessa. Musica  Klezmer, una canzone in yiddish.

Oltre alle orientali origini di Bella Ciao, che mi erano sconosciute, scopro, sempre grazie alla mia radio le modalità del rinvenimento.

Un italiano a Parigi compra per due euro un CD dal titolo“Klezmer – Yiddish swing music”.

Ascoltandolo si ritrova a cantare “Una mattina, mi son svegliato, o bella ciao, bella ciao…”su una canzone del  CD che risponde però al titolo di “Koilen” , eseguita da Mishka Ziganoff, anno di incisione il 1919 a New York.

Com’è possibile che Koilen sia la sua Bella Ciao? Eppure la musica è la stessa!

Inizia così il suo viaggio nel mondo yiddish e nella musica klezmer per ripercorrere l’itinerario di una melodia popolare ebraica nata nell’Europa dell’Est, emigrata negli Stati Uniti agli inizi del ‘900 e atterrata in Italia per diventare la base dell’inno partigiano.

Viaggio interessante! Particolari interessanti!

L’italiano è toscano come me e l’acquisto l’ha fatto nel Quartiere Latino, quello, dove bazzico regolarmente io nei miei passaggi parigini.

Coincidenze? Puro caso? Banalità?

Parigi è piena di Italiani! Fin troppi! Tutti finiscono prima o poi nel quartiere in questione…

Ed io poi non compro CD a due euro. Tutt’al più per questo prezzo li vendo ai vide-grenier.

Proprio vero che il mondo è piccolo, anzi “piccino”come mi venne da dire tanti anni fa, lontana da casa, facendomi subito riconoscere a migliaia chilometri di distanza, per le mie origini.

Ma il mondo è proprio piccolo e lo diventa sempre di più.

Le distanze scompaiono, o almeno si riducono e una melodia, piccola piccola che parte da Odessa per andare a ovest, negli Stati Uniti si ritrova a fare compagnia a un’altra canzone partigiana partita anche lei dall’est, dalla Russia…

E “Dalla Russia con ardore” … direttamente o con un giro tortuoso atterrano entrambe in Italia, rimbalzano su una radio francese e tornano ad atterrare un 25 Aprile su una pagina bianca a memoria di una data che avanza verso un’età di tutto rispetto, un’età da pensionata.
67 anni!

Alla pensione, per raggiunti limiti ne avrebbe anche diritto, ma un 25 Aprile in pensione non ci può e non ci deve andare!

Cara Italia…amate sponde

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