Giardini Verticali su superfici in cemento. Il riscatto del verde in città con gli edifici sostenibili.

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Giardini Verticali disegnano città eco-sostenibili.  E la memoria corre all’antica Babilonia con i suoi giardini pensili.

giardini verticali

Di cui peraltro oggi troviamo solo disegni di pseudo ricostruzioni ed ipotesi su dove fossero collocati i giardini. Nondimeno la  loro fama  ancora oggi riempie pagine elettroniche e cartacee.  E narra la leggenda della città di Babilonia sita nell’antica Mesopotamia, ove nel 590 a.c. il re Nabucodonosor fece costruire i famosi giardini pensili.

Oggi quando parliamo di giardini verticali spostiamo il punto di vista sulla parete e immediatamente pensiamo a Patrick Blanc. Il botanico francese padre ideatore del muro vegetale. Meravigliosamente ispirato dai viaggi effettuati nelle foreste, dall’Australia alla Bolivia. I suoi lavori infatti sono delle vere e proprie foreste pluviali, come il Rainforest Rhapsody a Singapore, ma anche gli interventi sagomati sull’ Icon Hotel presso  l’Hong Kong Polytechnic University. E ancora troviamo interventi nei diversi continenti.

I giardini in casa sono verticali

Impressionante il progetto del Bosco Verticale dello Studio Boeri di Milano. Le due torri, elegantissime, di Porta Nuova sono pensate con l’uomo al centro. Costruite integrando tecnologia e sostenibilità, hanno la certificazione Leed (Leadership of Energy and environemental design). Le verdi pareti ospitano più di mille varietà di piante, perfettamente integrate con il verde  del circostante parco, denominato “I giardini di Porta Nuova”.  L’idea infatti nasce dalle lunghe passeggiate dell’ Architetto Stefano Boeri  nel parco Sempione e nella Milano dei dintorni di via Vincenzo Monti. Per poi tornare a studio a progettare il futuro, come lui stesso riferisce.

Indubbiamente il desiderio di rinverdire le città, con interventi di ecologia e sostenibilità, dà la misura di quanto l’uomo sia parte integrante della natura. E di come una parete verticale non sia un fatto estetico bensì nasca da un’esigenza di riconoscere sé stessi come esseri interconnessi con l’ambiente.

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