Prigione che vieni, prigione che vai: da carcere duro a un 5 stelle

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Prigione e prigione: Kasparov assolto, Pussy Riot condannate che rifiutano di chiedere la grazia e Breivik colpevole da reinserire.

Le prigioni non sono mai state così piene come in questo momento tra criminali veri e delinquenti reali e/o presunti tali.

Sensibile alla raccomandazione del consiglio dell’Europa che ricordava in 2006 che l’incarcerazione non può che essere il ricorso ultimo, in Francia la ministro della giustizia Christiane Taubira sostiene lo sviluppo dell’accompagnamento del delinquente “nella comunità” ovvero libero e senza confinarlo dietro le sbarre di una prigione.

Questo appello anche se avrà pur raggiunto tanti timpani non è certo caduto in tutte le orecchie germogliando idee “libertarie”, basti pensare alla pena, di due anni di carcere duro, comminata alle Pussy Riot.

Le giovani donne del gruppo rock, condannate la scorsa settimana per aver cantato una preghiera anti Putin in una cattedrale di Mosca, sono pronte a scontare la loro pena in una prigione non certo “soft” piuttosto che cedere e ritrattare anche una sola parola.

Rifiutano la domanda di grazia presidenziale, suggerita dal loro avvocato. La richiesta le obbligherebbe a scusarsi e le Pussy Riot non ci pensano neppure lontanamente “Che vada al diavolo con questa grazia”hanno, a quanto pare, risposto all’avvocato che le difende, anzi “Spetta a lui chiederci …di graziarlo” avrebbe aggiunto Nadeja Tolokonnikova, la più giovane del gruppo.

E così la prigione di “secondo livello” tra detenute per fatti comuni e per reati gravi, in uno dei tanti edifici carcerari fatiscenti dell’epoca sovietica  le attende

Più fortunata invece la sorte di Kasparov, non perché gli spetti una prigione lussuosa, ma perché per il momento l’ha scampata.

L’ex campione mondiale di scacchi, uno dei leader dell’opposizione a Putin, venuto a portare sostegno alle cantanti del gruppo rock davanti al tribunale di Mosca, era stato interpellato, insieme ad altri manifestanti, dalla polizia che non aveva esitato a picchiare i contestatori.

Garry Kasparov, accusato di partecipazione a una manifestazione non autorizzata e di aver morso un poliziotto, rischiava e rischia, per quest’ultima accusa peraltro negata dallo scacchista, fino a cinque anni di reclusione.

Assolto però frattanto dall’accusa di violazione della legge sulle manifestazioni, legge rinforzata dopo il ritorno al Cremlino, in maggio, di Vladimir Putin, e per la quale poteva incorrere in 15 giorni di carcere, Kasparov ha commentato: “Un giorno storico!Per la prima volta nelle nostre corti, la testimonianza di un poliziotto non e’ stata accettata solo perché portava l’uniforme”. Le imputazioni dei poliziotti che lo accusavano di aver gridato slogan a carattere politico, non sono state infatti considerante probanti dal tribunale, la polizia non detiene la “verità assoluta” ed è qui che risiede l’eccezionalità del fatto secondo l’ex campione.

Niente prigione dunque per Kasparov, almeno per il momento e in ogni caso per l’accusa di aver partecipato a manifestazione.

Per i suoi presunti morsi, invece, non è ancora dato sapere.

Dalla Russia alla Norvegia, da contestatori politici a ideologie che danno vita a stragi e al processo di Anders Behring Breivik.

Breivik, fanatico di estrema destra, autore del doppio attentato che ha provocato la morte di 77 persone il 22 luglio 2011, è stato giudicato responsabile dei suoi atti e condannato alla pena massima: 21 anni di prigione.

Nessuna speranza di liberazione condizionata i primi dieci anni della pena e neppure la certezza di ritrovare la libertà a pena espiata.

La legge norvegese infatti prevede che la condanna possa essere prolungata di cinque in cinque anni e in maniera indefinita se il condannato è considerato ancora pericoloso.

Ma uno dei principi basilari del sistema penitenziario norvegese mira a permettere il reinserimento del colpevole.

Breivik dunque, dopo la sentenza ritrova la prigione d’ Ila non lontano Oslo, dove già si trovava, e le sue tre celle di 8 m2 una camera da letto, uno studio con computer e accesso a consultazione di enciclopedia ma non a Internet, dove potrà consacrarsi, a quanto annunciato da Breivik, alla scrittura e la terza una sala da sport.

Per lui non sono previsti incontri settimanali “per giocare e discutere” come già annunciato da altri media. Questa informazione è stata smentita dalla prigione.

Il norvegese passerà dunque i suoi prossimi anni in isolamento nel quartiere di alta sicurezza di questo ex campo di concentramento nazista che “ospita” i più grandi criminali del paese.

Prigione di lusso, si critica da una parte, 21 anni, un periodo troppo corto, si aggiunge dall’altra, o ancora: è un pazzo che andava giudicato come tale e rinchiuso in manicomio.

Ma il sistema norvegese fondamentalmente contrario alla pena di morte e alla perpetuità a vita, é ugualmente nemico del confinamento in prigione  in condizioni disumane.

Secondo Toril Moi, direttrice di un centro di ricerca femminista all’Università di Bergen e opinionista sul New York Times, i media stranieri non spiegano a sufficienza che i 21 anni di Breivik non si limitano a questa durata di pena cui si associa un esame giudiziario ogni cinque anni.

Tale dispositivo, precisa lei, dovrebbe impedire una liberazione alla fine della pena qualora la giustizia ritenga che l’omicida rappresenti un pericolo per la società.

E l’opinione della maggior parte dei norvegesi, oggi come oggi, è che Breivik non uscirà mai di prigione.

Una prigione dove il prigioniero non mancherà di buone condizioni di vita, secondo l’idea del paese che vede nella prigione un luogo di rieducazione piuttosto che di punizione, ma lungi dall’essere il luogo di reclusione più confortevole del paese.

C’è ben di meglio !

E il caso di Halden, seconda prigione di alta sicurezza di questo paese scandinavo, inaugurata nel 2010 in cui lo stato ha investito 1,3 miliardi di corone: ogni cella dispone di televisione schermo piatto, doccia individuale, begli asciugamani bianchi, mobilio personale, grandi finestra con vista sulla foresta. Tutto concorre alla riabilitazione del prigioniero che vive in un ambiente calmo dove esiste pochissima violenza, difficile anzi, per il direttore dell’istituto carcerario, ricordare a quando risalga l’ultima rissa!

Le prigioni norvegesi sembrano godere della palma d’oro delle più confortevoli al mondo con corsi di lingua, di yoga  e a disposizione biblioteca, sala di sport e spazi verdi, tanto che non è raro che piuttosto che pagare una grossa multa c’è chi preferisce essere rinchiuso a espiare la pena in carcere.

Ma attenzione!Tutto il mondo non è paese;

Su una guida turistica norvegese, si avvertono i connazionali che vogliono viaggiare, di essere quanto mai prudenti fuori del paese e tra i vari suggerimenti in occasione di una visita a Parigi c’è pure quella di ben rispettare la legge in Francia, dove le prigioni sono sovraffollate e dure.

Paese che vai…prigione che trovi!

Di che dare idee ai turisti che desiderano invece recarsi in Norvegia, paese ben noto per i prezzi esorbitanti di alberghi e ristoranti.

Magari, in caso di mancanza di fondi, con una piccola infrazione al codice stradale ci si può guadagnare una confortevole nottata in prigione.

Chissà mai…forse a qualcuno verrebbe anche voglia di provare!

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