Burzum arrestato in Francia: progettava una strage?

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Burzum, nome d’arte del musicista norvegese Varg Vikernes,  è stato arrestato in Francia con l’accusa di terrorismo.

Burzum

Forse il nome non vi dice niente, ma Burzum, nome d’arte di Varg Vikernes,  è un musicista norvegese di black metal.

Il musicista è stato prelevato dalla sua abitazione di Corre’ze in Francia da una divisione dei servizi segreti francesi.

Secondo la polizia francese il musicista, che  è apertamente razzista e indicato come  “vicino agli ambienti neonazisti”, e la moglie lavoravano a un atto di terrorismo di grande portata.

Vikernes non è nuovo a questo genere di cose. Negli anni ’90 ha dato fuoco a tre chiese, tra cui l’antichissima Stavkirke di Fantoft, ed è poi stato condannato a 21 anni,poi ridotti a 15, per l’omicidio di Øystein “Euronymous” Aarseth , musicista rivale e frontman dei Mayhem, altro gruppo che in quel periodo contendeva a Burzum la leadership dell’ Inner Circle, che univa tutti gli artisti del nascente black metal scandinavo.

Vikernes è anche nell’elenco delle 530 persone alle quali Breivik, artefice della strage di Utoya, ha spedito il suo “manifesto”, anche se il musicista, al connazionale stragista ha augurato la morte per aver ucciso dei norvegesi e non degli immigrati.

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La notizia dell’arresto è stata divulgata dal ministero dell’Interno di Parigi, tramite una nota. L’operazione viene definita “sensibile” dalla procura antiterrorismo di Parigi, è stata decisa per la “pericolosità potenziale” dei due soggetti.

La polizia è stata  messa in allarme dall’acquisto di quattro fucili da parte della moglie, nazionalista convinta.

I consorti sono soliti esercitarsi presso un poligono di tiro e quindi la vendita è stata legalmente autorizzato, nondimeno le operazioni di perquisizione e di controllo proseguono, probabilmente rafforzate dalla nomea che circonda Vikernes.

Un ufficiale dell’unità anti-terrorismo che ha seguito le indagini ha spiegato:

“Il fatto che Vikernes abbia ricevuto il manifesto è stato il punto d’inizio dell’indagine. C’erano forti sospetti che facevano temere ai servizi segreti che l’uomo potesse perpetrare atti violenti”.

 

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