Inaugurato a Stoccolma il primo museo interattivo dedicato agli Abba

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Grande gioia per i milioni di fans del gruppo pop svedese Abba. A Stoccolma è stato inaugurato il primo museo interattivo dedicato alla nota band anni Settanta, autrice di indimenticabili successi come Mamma mia, Waterloo, Chiquitita e Dancing Queen.

Abba The Museum“, questo il nome del museo già diventato per molti meta di pellegrinaggio, sorge nel cuore di Stoccolma, sull’isola di Djiurgarden, poco distante dal Vasa Museum (che custodisce l’omonimo galeone del Seicento) e lo Skansen (antico museo a cielo aperto di architettura tradizionale svedese). Affacciato sull’acqua e snodato su cinque piani, per un totale di cinquemila metri quadrati di esposizione, il museo dedicato agli Abba offre al pubblico più di una semplice visita ma una vera e propria esperienza sensoriale.

Fra le sue ampie sale, i fans potranno guardare filmati, ballare, ascoltare registrazioni, provare a suonare in un’apposita sala le musiche degli Abba e persino indossare virtualmente i loro celebri costumi di scena. Sentirsi il quinto membro degli Abba: questa la mission del museo, espressa chiaramente dal fondatore Ulf Westman, che dal 2006 ha curato in ogni dettaglio la realizzazione dell’esposizione permanente dedicata alla band. Oltre a tutine spaziali e premi in bacheca, il museo vanta anche una magnifica riproduzione del cottage sull’isola di Viggso, dove gli Abba hanno scritto la maggior parte delle loro canzoni, e una sofisticata macchina che proietta ologrammi, che darà al visitatore la possibilità di duettare col gruppo, fianco a fianco, voce su voce.

Quella del Museo degli Abba è tecnologia di alto livello. Tecnologia che costa e che ha ineviabilmente fissato il prezzo del biglietto d’ingresso a più di centosettanta corone svedesi (circa venti euro). Ma per molti appassionati, svedesi e stranieri, vivere gli Abba è un’esperienza unica, senza prezzo, irrinunciabile. E dal sette maggio – giorno in cui il museo ha ufficialmente aperto le sue porte al pubblico – il flusso di visitatori non ha fatto che crescere, segno che l’Abbamania degli anni Settanta non si è mai estinta.

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