Steve Jobs e la sua … reincarnazione

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Steve Jobs, a detta di un monaco buddista, si sarebbe reincarnato in un guerriero-filosofo che vive in un palazzo di vetro sospeso in aria

Steve Jobs, il purtroppo deceduto genio della Apple, secondo appunto, permettetemi l’ironia, il “buffo” monaco buddista che vedete nella foto di copertina, si sarebbe, proprio così, reincarnato. A giudicare da quello che si legge su un quotidiano di … “informazione laica” la notizia non sarebbe una “bufala” nel senso che il capo spirituale buddista che lo afferma esiste veramente!

Tutto questo non per dubitare del profondo concetto della reincarnazione, ma per il come, secondo il capo spirituale buddista, si sarebbe reicarnato … quasi una barzelletta!

Ma, andiamo per gradi perché la notizia, così come l’ho letta ve la riporto. Ma il fatto sta che il tutto ha un non so che di buffo …

Cominciamo dall’analizzare il responsabile primario di questa profezia: un certo Phra Chaibul Dhammajayo, (Phrarajbhavanavisudh) capo spirituale del tempio buddista di Bangkok non meno aulicamente denominato Wat Phra Dhammakaya. Sinceramente potrebbe essere anche un modo per “balzare” verso la notorietà, e quindi il tutto, sembrerebbe una  furbata, una sorta di autocelebrazione per auto incensarsi forse che, Wat Phra Dhammakaya, volesse, a tutti i costi, entrare nella sfera della notorietà:

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il monaco, che si presume non sia il medesimo che a suo tempo unì in matrimonio Jobs e la moglie, che convolarono a giuste nozze appunto con rito buddista, interrogato sulla vita ultraterrena dell’imprenditore avrebbe dichiarato che Steve Jobs si è reincarnato in un guerriero-filosofo, vive in un palazzo di vetro sospeso per aria esattamente, manco a dirlo, sopra la sede della Apple, ed è in ultima analisi un «essere divino con conoscenze speciali».

Ma c’è di più: il palazzo di vetro di cui sopra, ben lungi dall’assomigliare alle visioni di Bosch (attenzione: non l’industriale tedesco, sulla cui sorte ultraterrena sarebbe simpatico interrogare Phra Chaibul Dhammajayo), ha invece le fattezze di «un negozio della Apple» e gli immancabili servitori che evidentemente, rimpiazzando gli improbabili cherubini della più estranea tradizione cattolica, circondano la spirituale emanazione del fu Steve Jobs, sono vestiti da commessi dei suddetti stores.
Insomma un paradiso: quantomeno per gli informatici.

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