La sigaretta elettronica non è un farmaco

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Beatrice Lorenzin, il Ministro della Salute, ha espresso il suo punto di vista sulla vicenda europea di inserire la sigaretta elettronica nella lista dei farmaci, nonostante superi una certa quantità di nicotina. “La sigaretta elettronica non è un farmaco” queste le parole pronunciate da Beatrice Lorenzin che insieme ad altri ministri di altre Nazioni europee si è dichiarata contraria alla vendita della sigaretta elettronica nelle farmacie italiane.

Sigaretta elettronica

Il Ministro della Salute ha subito chiarito che l’Italia è un paese contrario al tabagismo e che si impegna e si impegnerà a combatterlo con tutti i mezzi possibili. Quindi premesso ciò, non è possibile considerare la sigaretta elettronica un farmaco perché è pur vero che è meno dannosa rispetto alla “sigaretta normale” ma stando a quello che dicono alcune ricerche provoca danni lievi e, se pur in minima parte, dipendenza. Quelle fatte dal nostro Ministro non sono considerazioni “isolate”, prive di fondamento oppure uniche ma dello stesso avviso sono molti ministri di altre Nazioni che fanno parte della Comunità Europea, che hanno definito la normativa che darebbe l’esclusività alle farmacie di vendere le sigarette elettroniche “una cosa fuori dal normale”, una “cosa irrealizzabile”.

La questione della sigaretta elettronica sembra non finire, almeno per il momento,  perché credere che la sigaretta elettronica sia la cura contro il tabagismo e un po’ come credere che la cura contro l’alcolismo sia un liquore a bassa gradazione. Questa è solo una sfumatura del problema che riguarda la sigaretta elettronica perché contemporaneamente ci sono altre questioni da chiarire come quella di vietare l’utilizzo della sigaretta elettronica ai minori di 18 anni oppure quella di introdurre il divieto di fumare all’interno delle scuole oppure, in senso più ampio, di introdurre addirittura il divieto di fumare nei luoghi pubblici.

1 Commento
  1. Vaper dice

    Sarebbe opportuno che il Ministro della Salute dimostri tutto questo senza “passare la palla” ai suoi colleghi, che in questi giorni sembrano più interessati a come sfruttare il “business”, tassandole. Giusto pochi giorni fa è stato presentato uno studio con dei risultati impressionanti: l’8,7% dei fumatori oggetti di studio ha smesso completamente di fumare le sigarette tradizionali e la maggior parte di loro, dopo un anno, ha anche smesso del tutto anche con le digitali. Perchè stroncare la diffusione dell’e-cig con delle tasse assurde?

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