Alzheimer: sperimentazione di un farmaco in grado di curare il morbo?

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Alzheimer: una speranza per quanto riguarda la cura della malattia. Un nuovo farmaco, fin’ora sperimentato solamente sugli animali, sembrerebbe in grado di curare gli effetti del morbo.

Cervello di paziente affetto da Alzheimer

Alzheimer: una speranza concreta nel nuovo farmaco che ripristina le connessioni nervose lese dal morbo.

L’Alzheimer è una delle malattie degenerative più comuni e più diffuse, i cui costi sociali ed umani sono elevatissimi (del resto l’aumento di importanza di questo tipo di patologie è uno degli effetti fisiologici dell’allungamento della vita media). Per questo negli ultimi anni si sono moltiplicati gli studi (alcuni anche un po’ bizzarri, altri più seri) che hanno provato ad affrontare ed a risolvere questo problema.

La sensazionale scoperta, che se confermata potrebbe alleviare e risolvere i problemi di centinaia di migliaia di famiglie, è frutto di ricerche e sperimentazioni (finora condotte solamente su animali) di un team di scienziati dell’università di Sanford-Burnham, la cui ricerca è stata pubblicata sull’autorevole rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.

In poche parole gli scienziati americani hanno verificato (sugli animali) gli effetti di un farmaco, chiamato NitroMemantine, il quale in una sola molecola combina altri due farmaci già approvati dalla FDA per fermare la distruzione delle connessioni tra i neuroni. È proprio la distruzione dei neuroni che porta ai sintomi caratteristici dell’Alzheimer, ossia la perdita della memoria e al declino cognitivo. Sembrerebbe, stando ai risultati sulla sperimentazione animale, che nel giro di qualche mese questa terapia sarebbe in grado di ripristinare le connessioni sinaptiche anche in elementi dove lo stato di degenerazione cerebrale è in stato piuttosto avanzato, con la presenza di placche nel cervello.

Per chi ha dimestichezza con l’inglese rimandiamo alla pubblicazione originale sul sito della Sanford-Burnham, sperando che l’incipiente sperimentazione sugli esseri umani dia gli stessi risultati positivi che ha dato quella sugli animali, così da restituire la serenità a tante famiglie che sono afflitte da questo flagello.

5 Commenti
  1. massimo dice

    fantastica notizia – mi chiedo se possa essere valido anche per l’AUTISMO

    1. Sergio Anzi dice

      Massimo non sono un medico, ma credo “a spanna” che le ragioni dell’autismo non siano le stesse dell’Alzheimer e quindi temo che questa scoperta, seppure verrà confermata dalle sperimentazioni sull’uomo, non possa essere di nessun aiuto per combattere l’Autismo.

      Ripeto, però: non sono un medico e non ho gli strumenti per poterlo affermare in tutta sicurezza.

  2. massimo dice

    non sono d’accordo Sergio – i collegamento tra sinapsi sono studiati tramite brain imaging nell’autismo e la ricerca si sta indirizzando anche su questo, il progetto di mappatura del cervello, finanziato da Obama, va anche in questa direzione. vedremo – la nuova frontiera della farmacologia è anche in questo campo

    1. Sergio Anzi dice

      Ottimo: vedo che ne sai più di me sull’argomento 🙂

      Ti ringrazio, allora, per il tuo contributo 🙂

  3. cassandra dice

    I ricercatori sono riusciti soltanto a riprodurre artificialmente alcuni sintomi, pertanto questa fantomatica cura riguarderà solo quei sintomi artificiali ..la malattia UMANA ha una precisa patogenesi che non riguarda inoculare sostanze nel cervello,nè pasticciare su qualche gene..questò sarà l’ennesimo flop riguardante la sperimentazione animale..e intanto chi usa questi metodi antiscientifici pubblica, riceve finanziamenti e fa carriera..anche alla faccia dei malati UMANi di queste malattie che insorgono spontaneamente!

    •articolo pubblicato su Plos Medicine dal Dr. JJ Pippin, fondatore e direttore della medicina cardiovascolare e ”medical imaging” presso la ”Cooper Clinic”, autore e co-autore di oltre 60 articoli e abstract che sono stati pubblicati sulle principali riviste mediche, è stato anche portavoce e relatore presso la ”American College of Cardiology” e la ”Society of Nuclear Medicine, U.S.A.”, attuale consulente scientifico presso il Physicians Committee for Responsible Medicine (PCRM) degli U.S.A,:”Le uniche persone che non sanno, nel 2005, che la ricerca sugli animali è irrilevante per le malattie umane sono quelli che non lo capiscono o coloro che ne beneficiano. Come medico, ricercatore clinico, ed ex ricercatore animale, so che benchè siano i nostri parenti genetici più stretti, i primati hanno fallito come modelli di ricerca praticamente ogni volta che sono stati utilizzati a tale scopo. Si lamentava: “Abbiamo curato topi malati di cancro per decenni, e semplicemente non ha funzionato negli esseri umani”,l’Aids è un altro: mentre almeno 80 vaccini sono stati testati sugli animali, tutte e 80 hanno fallito il trial in pazienti umani. Allo stesso modo, ognuno degli oltre 150 trattamenti di ictus trattati con successo negli animali non hanno avuto i medesimi risultati nei test umani.

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