Alzheimer: si può prevenirlo con lo spumante? Uno studio direbbe di sì

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Alzheimer, champagne e spumante: non è il titolo di una bizzarra canzone, ma sono elementi di uno studio dell’università di Reading

Alzheimer: combatterlo con lo Champagne e lo Spumante? ecco gli esiti di uno studio destinato a far discutere

Alzheimer, una delle malattie degenerative più diffuse e dai costi sociali maggiori. Uno studio dell’università di Reading dice che si può scongiurarne l’insorgenza con il consumo di vini ricavati da uve nere, in particolare di Pinot Nero e Pinot Meunier

L’Alzheimer è tristemente noto ai nostri giorni per essere una malattia molto diffusa e molto pesante, con una marcata incidenza sulla qualità della vita di chi ne è affetto e dei suoi cari. Una patologia con dei costi economici e sociali ingenti.

Ora dalla Gran Bretagna arriva uno studio dai risultati che potranno sbalordire e far discutere (ma non poi tanto, visto che le proprietà antiossidanti dell’uva sono ormai note da tempo).
All’università di Reading è stato condotto uno studio, poi pubblicato sulla rivista Antioxidants & Redox Signaling, da un team di ricercatori: Giulia Corona, Jeremy Spencer, David Vauzour, Justine Hercelin e Claire M. Williams.

I risultati dello studio hanno evidenziato come un composto presente nelle uve a bacca nera (che principalmente sono utilizzate nella produzione di Spumante e Champagne), come il Pinot Nero e Pinot Meunier, è attivo nel contrastare i disturbi del cervello.

Il merito di questi effetti benefici sul cervello e la memoria sarebbe dovuto a una sostanza antiossidante chiamata acido fenolico.
Gli antiossidanti, come ad esempio i polifenoli, contenuti nelle uve avevano già mostrato in un precedente studio dell’Università di Reading di essere attive nel ridurre l’azione nociva dei radicali liberi e contro l’ossidazione del corpo.

Il Prof. Spencer racconta degli esperimenti sulle cavie: “i risultati sono stati strabilianti. Dopo che i topi hanno consumato champagne regolarmente, c’è stato un incremento del 200 % delle proteine correlate alla memoria. Questo è successo ai topi dopo sei settimane. Pensiamo che per l’uomo ci vogliano tre anni”

Il Prof. Spencer spiega in una nota che “La demenza probabilmente inizia intorno ai quarant’anni, prosegue verso gli ottant’anni. Si tratta di un declino graduale, per cui più precocemente si assumono questi composti contenuti nello Champagne, meglio è”

Ora il prossimo passo dei ricercatori inglesi sarà condurre questi studi sull’uomo, prendendo un considerazione un campione di persone in età pensionabile o poco più giovani, comunque considerate a “rischio Alzheimer”.

Se gli studi dovessero confermare inequivocabilmente l’esito di questa prima ricerca, credo che sarebbe proprio il caso di stappare una bottiglia e di brindare alla nostra salute!

1 Commento
  1. Tosca dice

    Notizia migliore non potevo leggerla! Licenza di brindare a CHAMPAGNE a tutte le occasioni!

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