Moody’s conferma outlook negativo per l’Italia, annunciando tempi cupi

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Moody’s, l’agenzia di rating americana, prevede tempi difficili per il nostro Paese

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Moody’s taglia il rating della banca Carige e pronostica un avvenire drammatico per l’Italia

Moody’s informa di aver ridotto i rating assegnati a Banca Carige per il lungo termine e breve termine a “Ba2/Not-Prime” da “Baa3/Prime-3” (due notch), e il bank financial strength rating (BSFR) a “D” da “D+”.

Tecnicismi finanziari che descrivono un sistema bancario scricchiolante, nel contesto di un Paese malandato e in costante declino, le cui vicende politiche si inviluppano con l’autocompiacimento delle istituzioni e la totale mancanza di responsabilità delle forze che si propongono per il cambiamento.

Dietmar Hornung, analista responsabile per il rating dell’Italia di Moody’s, rilasciando un’intervista ad un quotidiano afferma che “Bisognerà verificare il mandato dell’esecutivo appena insediato e quindi la sua capacità di affrontare con decisione le imponenti riforme strutturali di cui il Paese avrebbe bisogno per migliorare la propria affidabilità creditizia. Per ora, la situazione resta difficile”.

L’intervista di qualche giorno fa e il successivo abbassamento del rating della banca Carige sono tutti segnali che rientrano nel quadro fosco di previsioni che Moody’s ha fatto per il futuro dell’Italia, dipingendo un avvenire con una recessione ancora più marcata della attuale e ben più profonda di quanto non ci si attendesse.
Per fare un esempio comprensibile anche a chi non “mastica” di finanza: il Fondo Monetario internazionale aveva rivisto in ribasso le previsioni del Prodotto Interno Lordo italiano del 20013, dal 1,8 all’1,5, ma Moody’s ha ulteriormente abbassato queste stime prevedendo un PIL di appena 1% per quanto riguarda l’anno in corso.

Questo vuol dire che, secondo Moody’s, sarà ancora recessione e bisognerà attendere il 2014 per avere una modestissima crescita (di appena 0,2%).

Moody’s conclude con una serie di considerazioni che riguardano, da una parte gli aspetti di solidità della situazione italiana che permettono di non far degenerare la situazione in un vero e proprio default, e dall’altra invece i grossi limiti strutturali (sistema creditizio ingessato, piccole e medie imprese abbandonate a loro stesse) che potrebbero costringere l’Italia a chiedere aiuto alle istituzioni europee, quali ad esempio la Banca Centrale Europea.

 

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