Erika e Omar, duplice Omicidio, 10 anni – Liberi

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Dopo “soli” 10 anni di carcere Erika e Omar vengono scarcerati, accusati di duplice Omicidio, 97 le coltellate sferrate ai poveri familiari, e ora, sono liberi. Quanto è giusto? Ditecelo voi.

Quanto è giusto secondo voi, che due Ragazzi, due Killer. Stiamo parlando di Erika e Omar, 10 anni di Carcere, 97 le coltellate inflitte a mamma e fratello di Erika e ora.. libertà per entrambe. 10 anni per aver ammazzato due persone con una cattiveria immane. “Sono Cambiati” dicono. Omar e già fuori, erika invece verrà scarcerata a Dicembre, ora è in una comunità. Fa rabbia, molti sono furiosi a questa notizia.

E voi, come la pensate?

5 Commenti
  1. Alessio Mameli dice

    Erano minorenni e in questo caso conta soprattutto l’opportunità di rieducarli a un ruolo positivo nella Società. Le pene sono sempre ridotte, per buona condotta, anche agli adulti.

    Il discorso è un altro: invece di ridurre la pena per la buona condotta dentro il carcere, si dovrebbe valutare se fuori del carcere chi è stato condannato perché riconosciuto colpevole di omicidio, sia ancora pericoloso per la Società in quanto attuerebbe più probabilmente di altri un omicidio.

  2. Alessio Mameli dice

    Un uomo (mio padre) uccise sua moglie (mia madre), un fratello di lei, la fidanzata di quel fratello e il fidanzato di una sorella della moglie, tutto per via di un conflitto famigliare che durava da almeno 5 anni. Ne parlo in questo articolo del mio blog.

    http://ilmondodigalamay.ilcannocchiale.it/2009/08/08/un_articolo_de_la_repubblica_i.html

    Mio padre fu condannato all’ergastolo in primo grado e a 30 anni in appello. Di anni ne ha scontati solo 17, tra buona condotta e indulto, ma non è questo il problema! Semmai è che non si è sicuri che quell’uomo sia davvero cambiato. Il problema è che il carcere non serve a niente: non rieduca le persone come invece è prescritto dalla Costituzione.

    http://www.flcgil.it/pagine-web/60-anni-della-costituzione/articolo-27.flc

    Articolo 27
    La responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte.
    01/12/2008
    Costituzione della Repubblica italiana

    Art. 27

    La responsabilità penale è personale.
    L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.
    Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
    Non è ammessa la pena di morte.

    ___________

    L’articolo sancisce i principi della personalità della pena e di non colpevolezza fino alla condanna definitiva. Quella di “responsabilità penale” è la condizione di chi subisce le conseguenze del proprio agire: ad esempio, una sanzione detentiva comminata a seguito del riconoscimento di colpevolezza di un reato che la prevede. Non è possibile, quindi, sostituzione personale nella responsabilità penale, come lo è, viceversa, in quella civile, cioè nell’obbligo al risarcimento dei danni causati da un atto illecito. Un imputato, che opponga ricorso contro una sentenza di condanna, non può essere considerato colpevole della colpa per cui pure è condannato in prima istanza fino alla pronuncia della sentenza definitiva sulla stessa imputazione. Vige, dunque, nel nostro sistema la presunzione di non colpevolezza fino alla condanna definitiva: questo principio, affermato già da Montesquieu e presente anche nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, ha trovato piena attuazione solo col codice di procedura penale del 1989.

    Il secondo comma attribuisce alla pena una funzione rieducativa, ripudiando ogni trattamento contrario al senso di umanità: il diritto di ogni individuo a non essere sottoposto né a torture né a pene o trattamenti inumani o degradanti viene garantito anche dalla Costituzione europea e va ad inserirsi nella più ampia tutela della dignità umana (v. il precedente art. 3) e del diritto all’integrità della persona (v. il successivo art. 32). A questi principi è ispirata la Legge 354/75 di riforma dell’ordinamento penitenziario.

    Il terzo comma, nel testo approvato dall’Assemblea Costituente, recitava: “Non è ammessa la pena di morte, se non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra”. Il testo attuale è frutto della Legge costituzionale n. 1 del 2 ottobre 2007, che ha eliminato la pena di morte anche dai codici penali militari di guerra. La norma costituzionale, nella sua formulazione originaria, appariva ormai in conflitto con l’evoluzione sia dell’ordinamento italiano sia di quello europeo nonché contraddittoria con lo stesso art. 2 della Costituzione. La modifica apportata ha, tra l’altro, reso più forte la posizione dell’Italia nella richiesta di sospensione universale delle pene capitali (la cosiddetta “moratoria internazionale sulla pena di morte”).

  3. Alessio Mameli dice

    Omar Favaro viene criticato per aver parlato a Matrix con una certa nonchalance del duplice omicidio cui ha partecipato, ma io ne capisco bene il motivo: si tratta delle necessità di vedere le cose come se fossero lontane e ci riguardassero meno che nella realtà; si tratta di ammortizzare il dolore (che esiste anche in chi lo ha provocato: si chiama rimorso). Si tratta di dirsi: “in fondo sono cose che succedono”; altrimenti che resterebbe da fare? suicidarsi?

  4. papero dice

    sentenza INIQUA in senso assoluto ma IN LINEA con la legge Italiana -vedi delitto MARTA RUSSO 5 ANNI e 4 MESI e delitto SANDRI 6 ANNI (unico caso in cui vi e’ la certezza assoluta del colpevole)-
    Mi auguro soltanto riescano a farsi una vita adesso ed ad integrarsi visto che hanno passato i migliori anni rinchiusi in delle mura.
    Adriano

  5. ggugg dice

    Si diamogli anche un lavoro, dei soldi e facciamogli anche girare un film…rendiamoli pure famosi…tra poco faccio anche io un massacro di proporzioni immani, cosi divento famoso anche io. Ma andate affanculo voi l’italia e tutti quelli che dicono che è giusto liberarli.

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