Armellini, la famiglia ha ricevuto solo 2.000 euro!

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Armellini, morto nel crollo palco Pausini, la famiglia ha ricevuto solo 2.000 euro! Dopo le polemiche  il direttore Inail si scusa

Armellini, morto il 5 marzo, 2.000 euro alla famiglia

Armellini, il tecnico che morì il 5 marzo, durante l’allestimento a Reggio Calabria, per il crollo del palco della Laura Pausini, lo ricorderete e purtroppo, non fu solo l’unico tecnico a morire durante gli allestimenti dei palchi, anche a Trieste, per il palco di Jovanotti, ci furono, purtroppo, delle vittime. Premetto che gli artisti in questione, non sono responsabili delle tragedie che, purtroppo, per via dei tempi sempre più stretti delle tappe, costringono gli addetti al montaggio di queste vere e proprie cattedrali dello spettacolo, a tempi sempre più serrati.

Ma ritorniamo a Matteo Armellini i cui familiari si sono visti dare, come indennizzo per la morte del figlio, poco meno di 2.000 euro! Ovviamente la notizia è rimbalzata sulla stampa e  le dichiarazioni della madre di Matteo Armellini (Vorrei una spiegazione), hanno “svegliato” il direttore generale dell’Inail, Giuseppe Lucibello, che, siè affrettato, in tarda mattinata a dare delle spiegazioni e, forse, a correggere il cavillo burocratico, che aveva causato l’increscioso “inghippo”:

La retribuzione molto bassa del ragazzo non consente di immaginare risarcimenti consistenti.

Con le attuali leggi, l’Inail risarcisce quello che può ma ha avanzato più volte proposte per meglio tutelare i più giovani. L’Inail ha dimostrato che una riforma di questo tipo non è particolarmente gravosa.

Sarebbe importante tutelare meglio soprattutto i morti sul lavoro deceduti in giovane età perché lì i livelli retributivi sono spesso molto bassi per cui i superstiti prendono prestazioni di entità molto ridotta.

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La Madre di Matteo Armellini aveva dichiarato al Tgcom24:

Quei soldi sono stati dati come risarcimento per infortunio e malattia professionale: esigo spiegazioni, è un problema di rispetto e di dignità; Matteo non aveva ancora cominciato il suo turno, gli è crollato tutto addosso; va rivisto il modo in viene gestito il lavoro di questi ragazzi. Vorrei una spiegazione non tanto per i 1936.80 euro, ma perché mio figlio è morto sotto un palco e nell’oggetto del pagamento c’é scritto ‘risarcimento per infortunio e malattia professionale.

E’ un problema di rispetto, di dignità, Matteo non aveva ancora cominciato a lavorare, gli è caduta in testa tutta la struttura. Non voglio, non ci sto che la morte di mio figlio venga liquidata così. Faccio affidamento alla giustizia ma sappiamo che un processo così può andare avanti moltissimi anni. Io, da quel 5 marzo, non ho saputo più niente.

Ai miei tempi, un sindacato non avrebbe mai permesso una cosa del genere. Vorrei che il nome di mio figlio venga ricordato e che finisca questo che io chiamo mercato del lavoro, chiedo ai sindacati e alle forze sociali di intervenire. Sono ragazzi che cercano di guadagnare dei soldi anche per aiutare le famiglie, ma devono essere tutelati.

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