Svizzera razzista ? testimonianza di Oprah Winfrey

4 138

Svizzera – In un negozio di Zurigo  Oprah Winfrey si è vista rifiutata, dalla commessa, una borsa ritenuta “troppo cara per lei”

Svizzera paese di cantoni e cantonate

“Pecunia non olet”! Motto, senza dubbio, sempre di attualità e con interpretazioni diverse e varie.

In Svizzera dove di denaro ne è arrivato e continua ad arrivarne da tutte le direzioni, con provenienze certe, meno certe e dubbie, sicuramente, “non olet”. Ma se non ha odore, evidentemente non ha neppure profumo.

Profumo per allertare una commessa che, pensando di poter contare sul suo fiuto ha decretato che la cliente, di colore, davanti a lei non aveva le caratteristiche necessarie per potersi permettere la borsa che aveva chiesto di farsi mostrare.

Oprah Winfrey, come ha raccontato lei stessa in televisione, entrata in una boutique di lusso in Svizzera a Zurigo ha voluto vedere da vicino una borsa che aveva attirato la sua attenzione.

«Vado in un negozio, che resti senza nome, e dico alla commessa: scusi, posso avere quella borsa sopra la sua testa? Lei mi risponde: no, è troppo costosa. Insisto: voglio quella nera sullo scaffale. Lei ne prende un’altra, e comincia a mostrarmela. Io insisto ancora. E lei gelida: oh, non voglio ferire i suoi sentimenti… A quel punto dico: grazie, probabilmente ha ragione, non me la posso permettere. Ed esco dal negozio».

Borsa per milionari

35.000 franchi svizzeri, 38.000 dollari o meno di 30.000 euro per una borsa sono una cifra iperbolica per i comuni mortali ma non certo per Oprah Winfrey, seconda fortuna americana dell’industria dello spettacolo e che di borse come quella in coccodrillo nero che aveva adocchiato, avrebbe potuto permettersene non una, dieci, cento e anche il negozio intero.

cantoni in Svizzera

Vendetta Svizzera

Ma la star americana, rinunciando al desiderio di rivalsa immediata, magari tirando fuori carte di credito color platino, anzi black se ne è uscita tranquillamente dal negozio, rinunciando pure a una di quelle frasi terribili e assurde del tipo “lei non sa chi sono io”, (pura realtà perché con ogni evidenza la commessa non conosceva o riconosceva il suo volto) e ha invece deciso di vendicarsi facendo un po’ di pubblicità alla razzista Svizzera.

Razzista Svizzera! Già recentemente criticata dopo che è stato scoperto che un paesino delle Alpi di poche migliaia di anime, che pur ospita 150 rifugiati, impedisce loro di frequentare campi sportivi e piscine per ragioni di “ordine pubblico”. Svizzera razzista!

Scuse dalla Svizzera

Le scuse alla star americana sono piovute. Dalla proprietaria del negozio che ha parlato di malinteso con la commessa che non parla bene inglese, dall’ufficio del Turismo in Svizzera che ha presentato scuse ufficiali: «Ci dispiace per l’accaduto perché riteniamo che tutti i clienti debbano essere trattati con rispetto e in modo professionale»

La commessa dal canto suo si è difesa affermando di non aver riconosciuto Oprah, di essersi comportata in quel modo per “non ferire i suoi sentimenti“, e di “non aver avuto cattive intenzioni

La proprietaria del negozio ha anche espresso il suo rammarico «Sono veramente dispiaciuta – assicura – Lo staff è formato per trattare i clienti nel modo migliore. Devo ammettere che la dipendente è italiana. Ovviamente parla inglese, ma non bene come la sua madre lingua».

Avrei tante considerazioni personali sull’argomento che tralascio di esprimere….

Mi limito a porre solo una domanda.

“Ammettendo” che la commessa è italiana e che in virtù della sua italianità non parla inglese come una madrelingua, cosa sarebbe cambiato  se costei fosse stata invece svizzera?

A seconda del cantone la sua prima lingua sarebbe stata ugualmente l’italiano, il francese o il tedesco….ma il cantone a sud, ovest o centro-nord le avrebbe forse permesso di evitare una cantonata?

Pecunia non olet e la maleducazione non ha frontiere !

 

4 Commenti
  1. Tio Pedro dice

    Forse, cara autrice, lei è annebbiata dal suo odio razzista anti-svizzero, ma dal fatto che la ragazza fosse italiana nessuno deduce che quindi non possa parlare inglese… questa è una sua forzatura finalizzata a strumentalizzare oltremodo una vicenda ormai chiara quanto ridicola. Infine la nazionalità della ragazza acquista importanza dal momento che la winfrey in diretta nazionale nel talk show più popolare d’america lancia accuse generiche e odiose di razzismo contro una nazione intera, il tutto per una faccenda dagli sconcertanti contenuti classisti e assolutamente non razzisti. Saluti

  2. Tio Pedro dice

    un ultimo appunto: quando scrive “svizzera razzista!” con punto esclamativo, la informo che in svizzera nessuno ha mai appiccato regolarmente incendi in accampamenti Rom, come in italia, nessun ex-ministro svizzero ha mai definito una persona di colore Orango, come in italia, e nessuno in svizzera, a seguito di un episodio del genere, ha poi porto le scuse via stampa agli Oranghi per l’insulto subito. Di nuovo, molti saluti

    1. Tosca dice

      Gentile lettore, La ringrazio della sua attenzione al mio articolo e del suo commento, che mi da modo di chiarire il mio pensiero, cosa che dopo il suo secondo commento mi sembra doverosa.

      Nel mio articolo mi sono limitata a riportare quello che le varie testate del mondo hanno scritto circa l’accaduto.

      Lei, così attento alla punteggiatura, oltre al punto esclamativo, avrebbe forse potuto rilevare anche il punto interrogativo del mio titolo. Ma forse le è sfuggito, offuscato dal termine “razzista” dopo il quale lo avevo apposto.

      Come precisato alla fine del mio testo mi sono trattenuta da conclusioni e considerazioni personali sull’accaduto e su una storia che concordo pienamente con Lei é assolutamente ridicola, tanto da ispirarmi un
      pezzo dal tono ironico (che Le è forse sfuggito).

      Ma la frase riportata da un quotidiano italiano e che io ho trascritto in corsivo e tra virgolette (in quanto affermazione diretta):

      “Devo ammettere che la dipendente è italiana. Ovviamente parla inglese, ma non bene come la sua madre lingua”

      ennesima ciliegina della COM, mi ha ulteriormente irritato e non ho resistito a commentarla a mo’ di conclusione, stimando superfluo precisare la nazionalità della commessa. Sarebbe bastato dire che non era una “English native speaker”.

      Di fraintendimenti ce ne sono anche quando si parla la stessa lingua, figuriamoci quando ci si esprime in una lingua che non è la propria lingua madre!

      Dicendo che l’inglese generalmente non è la prima lingua di un italiano
      come non lo è di uno svizzero o di altri europei ad eccezione di britannici,
      irlandesi o maltesi, con questo intendevo sottolineare la gratuità della
      precisazione e non certo attizzare la polemica del presunto razzismo.

      Se il mio scopo fosse stato di discutere sul tem

      tosca@mondoinformazione.com

      a del razzismo in Svizzera mi sarei basata su una storia ben meno assurda!

      La saluto cordialmente.

      1. Tio Pedro dice

        Effettivamente non avevo colto la verve spiritosa e il taglio sociologico della sua “ora-chiarissima” elucubrazione.

        Ha ragione: il mio rapporto con la punteggiatura è estremamente “radical”, ma essendo cresciuto a pane e nebensatz mi ritengo un punteggiatore eversivo e rivoluzionario. Mi scuso per le scortesi (e praticamente infondate) insinuazioni oranghesi e le deprecabili (nonchè gratuite ed evitabili) divagazioni, riguardanti le,, cantonate , rom.

        (piacerebbe davvero molto pure a me scrivere un po’ anche in grassetto e talvolta addirittura in italico sottolineato, ma in fondo non ne vedo il motivo, e d’altronde non sono funzioni supportate, anche se, presumibilmente, sarebbe lecito chiedersi il perchè… Pare che una volta lessi un saggio sulle nevrosi con tesi in apice e antitesi in pedice, ma mi stufai quasi subito e non lo feci mai più, così almeno mi dicono i ben informati…)

        Tanti saluti a lei, cara Tosca

Rispondi