Lo scandalo Datagate investe Barack Obama e la Casa Bianca

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Sono giorni difficili per Barack Obama. Il presidente USA si trova al centro di una bufera mediatica che si è abbattuta sulla Casa Bianca dopo la rivelazione della stampa sui dettagli del progetto PRISM, la rete di spionaggio globale che, secondo quanto rivelato dalla fonte interna ai servizi di intelligence statunitensi, ha accesso diretto a tutti i maggiori service provider del web, tra i quali Facebook, YouTube, Google, Yahoo, Microsoft, Apple, Bing, e che permette di monitorare le attività di ogni utente presente in rete (se te lo stai chiedendo, si, anche le tue!).

Il sistema è in grado di tenere sotto controllo ogni attività web dell’utente, come email, video, file cloud e locali, stati social, pagamenti con carte di credito, e addirittura, sempre secondo le rivelazioni della talpa, “capace letteralmente di vederti mentre scrivi”.

La vicenda è stata resa pubblica dal Washington Post, che l’ha pubblicata dopo che un agente dei servizi segreti preso da inaspettati rimorsi di coscienza, ha consegnato una presentazione PowerPoint contenente i particolari del progetto alla redazione della testata della capitale.

La fiducia tra la stampa e la Casa Bianca aveva già iniziato ad incrinarsi il mese scorso, quando trapelò la notizia che l’Associated Press (una tra le più  grandi agenzie di stampa internazionale, con sede negli USA) era da tempo sotto la stretta sorveglianza della NSA ( National Security Agency ) per monitorare ed eventualmente “bloccare” notizie scomode per il governo degli Stati Uniti.

Il presidente, che si trova attualmente in California per il vertice con il leader Cinese Xi Jinping, si difende, affermando che il progetto è costituzionale, ed è stato approvato dal congresso con un appoggio bilaterale. Inoltre questo progetto avrebbe il merito di aver sventato nel 2010 un attacco terroristico perpetrato da un cittadino americano di origini Afghane, che aveva come obbiettivo la metropolitana di NYC.
Il direttore della NSA James Clapper invece, condanna la fuga di notizie, e dichiara: “sono piene di errori”  puntando più sulla delegittimazione delle rivelazioni che sulla legittimità del progetto.

Insomma, questa è l’ennesima storia che, dal Patriot Act ad oggi, spinge tutti noi a chiederci cosa sia peggio; se il terrorismo o questi metodi loschi di contrastarlo.

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