Cina vieta minigonna negli autobus per prevenire gli stupri

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Bizzarra e imbarazzante decisione del governo cinese: minigonna vietate negli autobus. L’indumento, secondo le autorità cinesi, causerebbe rischi notevoli per le donne in quanto elemento di provocazione per i bassi istinti maschili.

Decisione clamorosa quella della Commissione di Pubblica Sicurezza di Pechino che “invita” le donne ad evitare di indossare minigonne, pantaloncini, scollature ed abiti succinti in autobus e metropolitana, al fine di prevenire eventuali molestie sessuali.

La polizia cinese, ben lungi dal pretendere dagli uomini un comportamento civile, invita inoltre le donne a “proteggersi” coprendosi con giornali e sacchetti (!) ed evitare di sedersi su sedili più alti al fine di evitare di essere fotografate a propria insaputa (!!!).

Nel grande paese asiatico sarebbero numerosi i casi, ogni giorno, di molestie sessuali perpetrate ai danni delle donne cinesi a bordo di autobus e metropolitane. Casi numerosi, ma raramente puniti, peraltro con pene molto lievi. La pena massima prevista in Cina è infatti di soli 15 giorni di detenzione.

Minigonna vietata in Cina: il precedente in Swaziland

La decisione delle autorità cinesi, già molto contestata, oltre ad essere una ulteriore “offesa” alle donne anziché un autentico presidio di difesa del sacrosanto diritto di vivere senza l’assillo di molestie, non è neanche il primo caso al Mondo.

Qualche mese fa aveva infatti provocato accese polemiche l’analoga decisione del piccolo stato africano dello Swaziland. Il monarca assoluto del piccolo stato dell’Africa del Sud pretese infatti l’applicazione di una antica normativa risalente al 1889 in cui veniva vietato esplicitamente ogni abbigliamento ritenuto “indecente” e dunque applicabile, secondo il Re, anche alle minigonne. Il divieto provocherebbe, tra l’altro, l’arresto delle donne che intendessero trasgredire la norma, con l’eccezione – s’intende – delle giovani vergini che ogni anno a settembre, durante la tradizionale cerimonia detta Umhlanga, danzano in topless davanti a Re Mswati III che sceglie tra loro una nuova sposa. Re Mswati, sessantasettesimo dei 210 figli del predecessore Re Sobhuza II, ha 14 mogli e 23 figli, ma l’evidente libertà sessuale regale non è certo concessa al resto della popolazione, tanto meno alle donne: dal 2001 vige infatti nel piccolo paese africano una severa legge che impone la castità femminile fino all’età di 24 anni.

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